Un Artista in Mostra

“Un artista in mostra” si muove in due direzioni: da un lato celebra la creatività e il talento di Giacomo, dall’altro, dimostra la necessità e l’impegno di un dialogo costante tra linguaggi e strutture formative differenti. Quanto l’arte può educare? Quanto un educazione intelligente è creativa?

Questo evento non è la risposta definitiva ma vuole raccontare il percorso che vede uniti un educatore, un artista terapista e un bambino, cresciuti insieme in questi due anni grazie al continuo confronto, fatto di pause, di tentativi, di gioie e riuscite. Dobbiamo sottolineare l’aspetto innovativo di questo incontro, spesso assente nei laboratori attivi sul territorio di Milano, caratterizzati da chiusure e rigidità. Sentiamo di poter affermare di aver costruito una base fondamentale nel percorso terapeutico. Troppo spesso si parla di disabilità trascurando i talenti e i bisogni della persona. Quando si presenta un bambino/ragazzo con disagio si tende a descriverlo per tutto ciò che non sa fare, per ciò che manca, senza evidenziare le qualità che per esperienza, invece, sono in ognuno. Mentre ci si muove all’interno di dinamiche relazionali difficili o compromesse si suppone che sia sempre solo uno il responsabile, tendenzialmente il “diverso”. Noi partiamo invece dall’ascolto: osservare chi abbiamo di fronte è indispensabile per comprendere il tipo di comunicazione che si attiva nell’individuo. Ognuno comunica, molti lo fanno attraverso il linguaggio verbale, dando per scontato che sia l’unico modo; la storia dell’uomo ha però dimostrato come l’arte e i suoi linguaggi (disegno, incisione, pittura, musica, danza) siano un efficace strumento per parlare di sé e del mondo. Un artista si immagina sempre come un individuo isolato da tutto e da tutti, sbagliando. Nell’atto creativo vive la relazione profonda tra uomo e materia, da questo rapporto nasce l’Opera, senza la contaminazione con il colore, con la creta, con un corpo, nulla può crearsi.

Gli aspetti simbolici che emergono non sono superflui ma devono essere studiati, capiti, compresi e solo uno sguardo aperto può cogliere tutte le sfumature necessarie a una corretta lettura e interpretazione, di ciò che si fa parola attraverso il corpo. Neumann nel suo saggio “L’uomo creativo e la trasformazione,” conferma quanto l’arte sia un mezzo di evoluzione dell’individuo; l’opera è ciò che traduce mediante l’immagine questo processo e vale come tramite per il mondo.

Quello che vi chiediamo è di non guardare i quadri esposti semplicemente attraverso il gusto personale ma sforzandovi di allenare il vostro occhio a catturare il gesto, la forza, l’intensità di cui è costituito. Ogni traccia presente è fatta con il corpo, possiede un ritmo, un tempo, un’energia.

Cercate questo nell’arte e certamente tornerete a casa ricchi di domande e curiosi di praticare le risposte.

Barbara Santagostini, Terapeuta dell’arte e fotografa

Paolo Petrosillo, Educatore, Fondatore VacanzAbili

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